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La linea più colpita era quella del 17, l’autobus che da Brignole porta a Nervi. Per agire e rubare il portafoglio ai malcapitati la tecnica era sempre la stessa: una delle ragazze con un bambino di sei mesi in braccio attirava l’attenzione e spingeva la vittima che nel frattempo veniva circondata dalle altre tre donne e derubata. È quanto hanno scoperto i carabinieri della stazione Portoria, coordinati dal maggiore Francesco Pecoraro, che ieri hanno arrestato tre giovani bosniache residenti nel campo rom di via Adamoli, a Molassana.
Le donne, Suada Seydic, Rasema Osmanovic e Saliha Sehydc, tra i 20 e i 25 anni, sono state denunciate per concorso in furto aggravato continuato. Ad agire con le tre anche una ragazzina di tredici anni: la bambina è stata riportata dalla madre che è stata denunciata per abbandono di minore e concorso in furto aggravato. L’operazione, portata a termine giovedì pomeriggio, rientra nell’ambito dei controlli antiborseggio disposti dal comando provinciale dei carabinieri di Genova.
In particolare, la «squadra» è stata avvisata da un carabiniere di quartiere che si è accorto della presenza delle ragazze sull’autobus numero 17. A quel punto sono stati avvisati i carabinieri della stazione Portoria che, in borghese, hanno iniziato l’attività di pattugliamento sulla linea. Dopo dieci minuti dall’inizio della corsa, i militari (due uomini e una donna) si sono accorti che tre anziani erano stati derubati e hanno chiesto all’autista di fermare il mezzo. Hanno perquisito le donne e hanno trovato i tre portafogli. Le vittime non si erano accorte di nulla, se non nel momento in cui i carabinieri hanno scoperto le borseggiatrici. Le donne sono vecchie conoscenti dei carabinieri per precedenti tutti per furti. «La peculiarità delle borseggiatrici – spiega il maggiore Francesco Pecoraro – è che non sembravano zingare. Le donne erano vestite bene, quindi non destavano sospetti sui passeggeri».

Fonte: IL GIORNALE

Firenze, 27 febbreio 2009 – Un rumeno di 38 anni è stato sorpreso, ieri intorno alle 15, dagli agenti del Commissariato Oltrarno, diretto dal Commissario Capo Sandro Nencioni, mentre usciva da un condominio in Via Di Ripoli, a Firenze, con una borsa contenente strumenti da scasso e una medaglietta con il nome del proprietario dell’abitazione derubata poco prima.
L’uomo è stato fermato dagli agenti, identificato e perquisito. Il rinvenimento all’interno della borsa di tre cacciaviti, di un passamontagna e di un monile ha confermato i sospetti nei suoi confronti. Il rumeno, con precedenti di polizia per rapina, ricettazione e resistenza a Pubblico Ufficiale, e con a carico un provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale, è stato arrestato per furto aggravato e portato nel carcere di Sollicciano.

Fonte: LA NAZIONE

Ha confermato nel corso dell’incidente probatorio di aver subito quella squallida violenza nell’abitazione dei nonni da un cittadino rumeno, il quale, dalla fine di dicembre, è diventato uccel di bosco, fuggito dal territorio nazionale e con ogni probabilità rientrato nel proprio paese d’origine. La giovane, una 15enne, originaria di Marciano di Leuca, ma residente in Svizzera dove si è trasferita con la famiglia, era arrivata nel dicembre del 2007 a Taurisano, per trascorrere le festività di Natale in casa dei nonni messe in subbuglio da due episodi in cui sarebbe stata adescata dal giovane rumeno, originario di Iasi, un villaggio del Nord Est della Romania.
In contraddittorio, la ragazzina avrebbe raccontato quegli squallidi incroci con una ricostruzione definita da chi ha assistito all’incidente probatorio “intensa”, “seria”, “pesante” in alcuni passaggi”. L’interrogatorio si è svolto al quarto piano del Tribunale davanti al gip Antonio Del Coco e non in una struttura prottetta. Erano presenti il pubblico ministero Angela Rotondano, la mamma e la zia della ragazzina e quindi non la psicologa avendo scelto la 15enne di far assistere un proprio parente, la zia, appunto.
Secondo il racconto della giovane poi sfociato nell’arresto del suo presunto molestatore, il giovane romeno, che si occupava degli anziani nonni, si sarebbe infilato nel suo letto, ma solo per farle delle “avances”, per il concomitante sopraggiungere della madre. In una seconda circostanza, invece, il 30enne cittadino dell’Est, sarebbe riuscito a stendere la ragazzina sul letto e ad abusare di lei. Dopo mesi di silenzio, la presunta vittima dello stupro trovò finalmente il coraggio di parlare alla madre gli abusi subiti. Il sei luglio del 2008 scattarono le manette per il rumeno, – assistito dall’avvocato Mario Ciardo – che da due mesi si è dato alla macchia. La ragazza è difesa da Paolo Spalluto.

Fonte: LECCE PRIMA

Foggia (Puglia) – Grazie ad una falsa carta di identità incassava i soldi di una vendita fittizia di elettrodomestici tramite internet. Lo hanno scoperto gli agenti della polizia postale di Foggia che hanno arrestato un cittadino rumeno di 34 anni, Adrian Gabriel Sacertoteanu.
L’uomo creava vari siti e-commerce grazie alle quali riusciva a creare delle false aste in cui vendeva elettrodomestici e prodotti informatici a poco prezzo, attirando i clienti che credevano così di acquistare materiale costosissimo a prezzi irrisori. I prodotti però non venivano mai recapitati agli acquirenti. Le indagini partite dopo le denuncia di alcune persone vittime delle truffe e si sono concluse con l’arresto del rumeno scoperto mentre stava intascando 350 euro in un esercizio addetto alle vendite on-line.

Fonte: IL PAESE NUOVO

Questa mattina durante un normale controllo nei pressi di via Rubattino, una pattuglia dei Carabinieri notando il portellone di un furgone aperto ha scoperto al suo interno una coppia di ladri che stavano trafugando dei capi d’abbigliamento. Per entrambi, di nazionalità marocchina, sono scattate le manette per furto aggravato, mentre per uno dei due, sprovvisto di documenti si è aggiunta l’aggravante di porto abusivo di arma da taglio. Ieri invece presso la Stazione di San Martino, una donna ha denunciato di essere stata derubata del portafoglio contenente 100 euro, da due sconosciuti che l’hanno minacciata con un coltello.

Fonte: CITTA’ DI GENOVA

Non ci si crede. Neanche rileggendo. Gianni Bernabò Brea, consigliere comunale «di lungo corso», deve averne esaminate nel corso degli anni di risposte di assessori alle sue punzecchianti interpellanze. Ma quando ha avuto sotto gli occhiali quella vergata dall’assessore alle Politiche Socio sanitarie Roberta Papi ha capito di essere davanti a qualcosa di gran lunga «speciale». L’argomento: il corso di teatro donato ai ragazzi rom da parte del munifico Municipio IV della Valbisagno. Un progetto per l’integrazione che grazie al lavoro di una cooperativa sociale e a 1.800 euro di soldi dei contribuenti dovrebbe favorire l’inserimento dei giovani zingari non si capisce bene dove.
Il caso sollevato dal consigliere di Alleanza nazionale Domenico Morabito in Valbisagno, è approdato a Tursi grazie a Gianni Bernabò Brea e qui la sorpresa. Secondo l’assessore Papi «la popolazione zingara vede nel nostro panorama cittadino nei rom l’etnia più svantaggiata e per certi versi discriminata nella legittima aspettativa di convivenza serena, nella legalità e nel rispetto delle differenze e di godimento dei diritti garantiti nel nostro Paese». Avete capito bene? Non è semplice, dato l’evidente contorcimento sintattico dell’italiano, ma sembra che l’assessore non abbia dubbi che siano gli zingari a volere una convivenza serena nella legalità e che siano i genovesi a non consentiglielo. Scrive inoltre l’assessore Papi che «risulta evidente che i grandi problemi dovuti alla cosiddetta “illegalità” sono dovuti alla mancata integrazione, non tanto di carattere culturale inteso come semplice incontro tra culture diverse, quanto di accesso ai pubblici servizi quali scuola, servizi sociali, sanità eccetera, che il territorio offre».
«Mi sembra impossibile che un assessore possa rispondere in questo modo – dice Gianni Bernabò Brea, che non intende fermarsi nella richiesta di chiarimenti sulla vicenda – Esprimo la mia forte perplessità circa il considerare che i gravi problemi legati all’illegalità dei nomadi sia riconducibile semplicemente alla mancata integrazione degli stessi ai pubblici servizi che il territorio offre: sappiamo perfettamente che la popolazione zingara da sempre ha creato problematiche forti con la cittadinanza, ora magari in maniera ancor più accentuata per una crescente violenza».
Bernabò Brea la pensa come il collega di Municipio Morabito: «non sarà certamente un corso di teatro a rendere la situazione meno grave e soprattutto non credo che possa dare un contributo efficiente per una maggior tranquillità ai cittadini genovesi pesantemente colpiti sul fronte sicurezza».

Fonte: IL GIORNALE

VERONA, 26 FEB – La squadra mobile di Verona ha arrestato due romeni senza fissa dimora accusati di violenza sessuale ai danni di una immigrata turca.La donna era stata aggredita nel novembre scorso in pieno giorno nel centro di Verona. Dopo mesi di indagini, condotte in collaborazione con alcuni poliziotti romeni, sono finiti in carcere Daniel Georg Stir, 35 anni, con una lunga carriera criminale in Romania (pluripregiudicato per rapina e furto), e Marian Savu, 34 anni, con piccoli precedenti.

Fonte: L’UNITA’

E’ in corso da stamani a Catanzaro un’operazione interforze coordinata dalla Questura per lo sgombero di alloggi di edilizia popolare occupati abusivamente da nuclei di etnia rom. Nell’intervento, che vede impegnati anche funzionari del Comune e dell’Azienda territoriale per l’edilizia popolare, sono state mobilitate anche alcune ditte di trasporto per il trasferimento in altri luoghi delle suppellettili e del mobilio sistemato abusivamente all’interno degli appartamenti. Sono diversi i nuclei di etnia rom, in qualche caso provenienti da diverse zone della provincia di Catanzaro e dall’intera regione, trasferitisi nel capoluogo calabrese e insediatisi all’interno degli appartamenti, nella parte sud del capoluogo regionale in viale Isonzo, a scapito dei legittimi assegnatari.

Fonte: UNIONE SARDA

Palermo, 26 feb.- (Adnkronos) – Colpito da un mandato di cattura europe, e’ stato arrestato dai Carabinieri di Palermo un pregiudicato rumeno ricercato da piu’ di un anno.
L’uomo, che e’ stato fermato dai militari in via Foro Umberto, avrebbe commesso nel 2007 una rapina ai danni di un palermitano, venditore ambulante, che rimase ferito con un’arma da taglio.

Fonte: IGN

I carabinieri di Cosenza hanno fermato due persone, di nazionalità marocchina e romena, con l’accusa di aver stuprato una donna romena che lavora come badante nel Cosentino. La vittima sarebbe stata abusata sessualmente due volte: secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, infatti, è stata sequestrata prima da uno, poi dall’altro che ha minacciato il primo e l’ha rapita.
L’ha rapita 15 giorni fa di pomeriggio, mentre lei era intenta a prendere l’autobus presso l’autostazione di Cosenza, poi ha abusato di lei ed infine l’ha ceduta ad un altro «amico». È finita dopo 15 giorni la triste avventura di una romena di 44 anni che lavora come badante in un paesino della provincia di Cosenza. Il comandante della stazione dei carabinieri della città bruzia con i suoi uomini è riuscito in poche ore a chiudere il cerchio è arrestare i due presunti autori della violenza e del rapimento. Uno è di origine marocchina, l’altro di nazionalità romena. I fatti si sono svolti in un momento in cui all’autostazione c’era poca gente. Lei conosceva di vista un marocchino, Said Echerchi, di 36 anni, che dopo i saluti le ha intimato di seguirla e, al suo rifiuto, ha tolto dalla tasca un coltello puntandoglielo al fianco.
Alla povera donna non è rimasto altro che seguire l’uomo. A questo punto – secondo quanto raccontato dagli investigatori – un timido tentativo dei pochi presenti a far desistere il giovane dal rapimento ma non sono state avvertite le forze dell’ordine e la donna è stata portata via. Il marocchino l’ha accompagnata in un capannone delle ex Ferrovie e lì ha abusato di lei ripetutamente tenendola segregata. Dopo una settimana l’ha fatta uscire con lui e i due hanno incontrato un romeno, Marin Tanbase, di 34 anni. L’uomo ha minacciato il marocchino rapendo a sua volta la donna. L’ha condotta in una capanna di cartone ricavata sotto un ponte e anche lui ne ha abusato. La donna era talmente stremata, hanno riferito i carabinieri, che il romeno l’ha lasciata per due giorni su una brandina in pessime condizioni. Quando ha avuto la forza di alzarsi, lui l’ha cacciata via e la badante si è trascinata fino alla caserma raccontando la sua storia.

Fonte: LA STAMPA

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