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SAN DONATO (Milano) – Una rosa gialla e un lumino acceso sul luogo della tragedia. E’ tutto quanto resta di una manciata di minuti di follia quando un papà ha ucciso con una coltellata al cuore il suo bambino di 9 anni, aggredito sotto gli occhi degli assistenti sociali. Poi l’uomo, si è suicidato pugnalandosi all’addome. Aveva premeditato tutto M. H. M., l’egiziano di 52 anni che ieri pomeriggio è arrivato al Centro psicosociale di San Donato per ammazzare suo figlio e che poi si è tolto la vita per disperazione.
Un piano deciso a tavolino nei minimi dettagli, a cominciare dall’arma del delitto. E’ una storia di lucida follia quella accaduta ieri pomeriggio nella struttura dell’Asl di via Sergnano a San Donato Milanese, una cittadina tranquilla e residenziale, che vive all’ombra della metropoli milanese.
Il movente dell’omicidio suicidio pare sia da cercare in quel matrimonio finito cinque anni fa con una donna italiana a cui era seguita una separazione difficile e dolorosa. Il giudice aveva stabilito che l’egiziano (un operatore turistico, in Italia con regolare permesso di soggiorno) avrebbe potuto vedere il figlio solo attraverso colloqui protetti, lontano dall’abitazione dell’ex moglie, che risulta vivere a San Donato ma è probabilmente residente a Milano, e alla presenza di una psicologa per tutelare il bambino e anche l’incolumità della donna, terrorizzata da quell’ex marito violento che più volte aveva minacciato di portarle via il bambino per sempre.
I carabinieri della Compagnia di San Donato stanno scavando nella vita di M. H. M. Per quattro anni, il padre ha incontrato il figlio all’interno del Cps di San Donato. E ieri, alle 17, era previsto il solito colloquio settimanale. L’ultimo e fatale. Il padre è arrivato armato. In tasca aveva una vecchia pistola semiautomatica e un coltello da cucina, con una lama lunga una ventina di centimetri.
Secondo alcuni testimoni, l’uomo è arrivato molto agitato in sala colloqui, poi, uscito in corridoio, ha sparato subito un colpo di pistola contro il bambino, andato a vuoto. Forse l’arma si è inceppata, oppure l’unico colpo in canna è finito nel nulla. A quel punto ha estratto il coltello e si è avventato sul figlio, colpendolo diverse volte al petto. Poi si è tolto la vita con lo stesso coltello.
«E’ stata una scena raccapricciante — racconta Antonio Negro, uno dei testimoni della tragedia — non riuscirò mai a dimenticare la ferocia di quell’uomo, che a sangue freddo ha pugnalato il suo bambino». E’ un racconto difficile quello di Antonio Negro, che ieri pomeriggio si stava recando al secondo piano per raggiungere il figlio alla fine di una visita.
«Ho sentito un colpo di pistola — continua il testimone — e poi delle urla. Gli infermieri sono arrivati di corsa, hanno sollevato delle sedie e un estintore per cercare di fermare l’uomo. Il padre gridava ‘andate via’. Sembrava impazzito». Nessuno è riuscito a salvare quel povero bambino dalla furia di suo padre. «Ho visto il bambino a terra, il padre gli era sopra con un coltello da cucina. L’aggressore aveva i polsi pieni di sangue, come se si fosse tagliato le vene».
A nulla è servito l’intervento dell’elisoccorso, il piccolo è morto in quel freddo e squallido corridoio, pochi minuti prima di suo padre, il carnefice. Dopo la conclusione dei rilievi effettuati dalla scientifica, i corpi di padre e figlio sono stati trasportati all’obitorio di San Donato, dove verrà eseguita l’autopsia. Alla mamma, rintracciata solo dopo alcune ore, il compito terribile di capire il perché di una tragedia assurda.

Fonte: IL GIORNO

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