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Lite per futili motivi tra 4 albanesi e un italiano, conclusasi con un accoltellamento. E’ successo ad Ancona dove la scorsa notte, poco prima delle 3, una volante della polizia è intervenuta nei pressi di un night club del centro città dove era stato segnalato un gruppetto di quattro avventori, stranieri presumibilmente di nazionalità albanese, che, ubriachi, stavano causando disturbo all’ingresso.
Giunti sul posto gli operatori non hanno visto nessuno perchè i quattro, nel frattempo, si erano allontanati, probabilmente in auto. Alle 3.35 circa la volante è tornata al night club perchè un dipendente, cittadino italiano 40enne, era stato accoltellato dai quattro ritornati sul posto. Gli operatori della Volante hanno trovato elementi utili alle indagini che sono in corso. Sul posto anche la Polizia Scientifica. Il dipendente del night club, ferito, non è in pericolo di vita.
Fonte: VIRGILIO NOTIZIE
Firenze – Ed è stato condannato a 14 anni di carcere il romeno di 25 anni che a inizio del dicembre 2006 uccise in un rapporto omosessuale un professore colombiano di 50 anni incontrato in ambienti della prostituzione maschile. Il fatto avvenne in un appartamento di via Faenza a Firenze. Il colombiano, picchiato violentemente, mori’ con una lenta agonia dopo essere stato legato e imbavagliato. Il cadavere venne scoperto due giorni dopo.
Fonte: RADIO NOSTALGIA
Il Tribunale di Trani, sezione di Barletta, ha riconosciuto colpevoli dei reati loro ascritti i due rumeni che la scorsa domenica sera, in via XX settembre, a Barletta, per sottrarsi ad un controllo, investirono un militare con una moto di grossa cilindrata.
Un giudizio rapido e severo per Florian Stefarca e Cristian Tanasescu, che sono stati condannati alla pena rispettivamente di 1 anno e di 8 mesi di reclusione, tutti da scontare nel carcere di Trani, ove sono stati immediatamente ricondotti dopo il giudizio.
Fonte: TRANI ONLINE
Aveva appena rubato 8 bottiglie di liquore da uno scaffale dell’Ipercoop, ma quando è stato scoperto si è scagliato contro un vigilantes ed ha tentato di colpirlo con una bottiglia. Ieri gli agenti della sezione volanti della polizia hanno arrestato un rumeno di 41 anni, accusato di rapina impropria e lesioni personali. Lo stesso dopo aver compiuto il furto è fuggito. Un vigilantes si è accorto di quanto stava accadendo e lo ha inseguito. Tra i due è nata una colluttazione, a quel punto lo straniero ha tentato di colpirlo in testa con un bottiglia. Provvidenziale l’intervento della volante che ha bloccato ed ammanettato il rumeno, scongiurando il peggio. Il vigilantes ha riportato lesioni giudicate guaribili in 8 giorni.
Fonte: TELERADIOERRE
E’ indagato per duplice omicidio il giovane marocchino ricercato per l’uccisione della compagna Elisabetta Leder e della figlioletta Arianna, trovate sgozzate nella stanza da letto della casa in cui vivevano a castagnole di Paese, nel trevigiano. Lo si e’ appreso da fonti qualificate vicine all’inchiesta. L’uomo si chiama Fahd Boichou, ed ha 26 anni, e’ in Italia con un regolare permesso di soggiorno. La questura di Treviso lancia un appello ai cittadini e alla comunita’ marocchina per aiutare le istituzioni nella ricerca dell’uomo. ”Piu’ passa il tempo – ha detto il capo della squadra Mobile Riccardo Tumminnia – piu’ si aggrava la posizione del cittadino straniero, gia’ di per se’ abbastanza grave”. ”L’invito che rivolgiamo a Fahd – ha aggiunto – e’ quello di costituirsi al piu’ vicino posto di Polizia. Ai cittadini chiediamo di collaborare, se lo dovessero vedere, e quindi di segnalarlo alla Polizia di Stato. L’appello alla comunita’ marocchina e’ di mettersi a disposizione degli inquirenti per dare elementi utili, se qualcuno e’ in possesso di notizie rilevanti per l’inchiesta”.
Fonte: AGR
Roma, 24 feb. (Apcom) – Ha ucciso a martellate il figlio della sua ex convivente, facendo a pezzi il cadavere. Per questa vicenda il romeno Vasile Manea, 56 anni, è stato condannato lo scorso anno, con rito abbreviato, a 20 anni di reclusione dal gup Maria Agrimi. Oggi la I Corte d’Assise d’Appello, presieduta da Antonio Cappiello, ha confermato la pena, per le accuse di omicidio volontario aggravato, sequestro di persona, occultamento di cadavere e tentata estorsione. Il ragazzo ucciso, Gheorghe Marin, aveva 23 anni. E’ stata ribadita anche la pena inflitta a tre anni e quattro mesi di reclusione per Gabriel Voico, 43 anni, il ‘telefonista’ accusato di tentata estorsione. Il movente del delitto – secondo l’accusa – sarebbe stato economico, in quanto Gheorghe aveva preteso la restituzione di 1.500 euro consegnati a titolo di prestito a Manea nell’agosto del 2006.
L’inchiesta fu avviata dopo che la madre di Marin denunciò la scomparsa del figlio. La donna, Mariana Marin badante di 50 anni, riferì di non avere notizie di Gheorghe dal 6 luglio e di essere stata invece contattata, nel pomeriggio del 9, da un collega del figlio, Voico, che le riferiva di aver ricevuto una richiesta di riscatto di duemila euro per il rilascio del ragazzo e di avere un appuntamento per consegnare il denaro richiesto. All’appuntamento Manea trova ad attenderlo anche i carabinieri che lo fermano.
Secondo l’accusa Vasile uccise il ragazzo a martellate, poi ne fece a pezzi il corpo in una vasca da bagno, gettandone i resti in un cassonetto dei rifiuti e poi tentò di estorcere 2.000 euro alla madre della vittima dicendo che il figlio era stato sequestrato da un gruppo di albanesi. Riferì di aver ricevuto una telefonata da un albanese che gli chiedeva dei soldi per il rilascio del ragazzo fissando un incontro a Lunghezza vicino al varco telepass.
Nel frattempo la madre di Gheorghe ricevette altre telefonate per la consegna di 5mila euro per la liberazione del figlio. Attraverso intercettazioni telefoniche i carabinieri individuarono il telefonista dei presunti sequestratori, Voico. Nell’appartamento a Monteverde, dove Gheorghe e Vasile stavano svolgendo dei lavori di muratura, gli investigatori rilevarono latenti tracce ematiche, sia all’interno della vasca da bagno, sia nello stesso bagno che sulle maniglie di alcune porte.
Fonte: VIRGILIO NOTIZIE
I dati parlano chiaro. E spaventano. In Italia si trovano attualmente circa 2.700 cittadini romeni che sono in carcere in attesa di giudizio o condannati in via definitiva. Non solo. Sul territorio italiano si trova oltre il 40 per cento dei romeni ricercati con mandato internazionale. A rendere pubblici i dati sulla criminalità romena è stato lo stesso ministro della Giustiza romeno Catalin Preodiu nel corso di una conferenza stampa a Bucarest.
I dati della criminalità romena Alla data del 19 febbraio nei penitenziari italiani erano ospitati 1.773 cittadini romeni, su cui non sono state emesse condanne definitive. Il Guardasigilli romeno ha precisato che 1.626 sono uomini e 147 donne. Per quanto riguarda i cittadini romeni che stanno scontando una pena nelle carceri italiane, 902 sono uomini e 51 donne, ha aggiunto il ministro. “Dal 2007, lo Stato italiano ha sollecitato il trasferimento verso i penitenziari romeni di 57 condannati, di questi, 13 sono stati oggetto di tale misura – ha spiegato Predoiu – In nessun caso una condanna pronunciata dalla giustizia italiana non viene riconosciuta in Romania”.
Misure di estradizione ostacolate Il ministro ha sottolineato che il 40% dei ricercati con mandato internazionale da Bucarest si trova in Italia, ma le procedure per l’estradizione “stanno incontrando difficoltà”. Il ministro ha per questo fatto appello ai “magistrati italiani a fare il possibile affinché le procedure vengano accelerate”. Secondo i dati diffusi dal ministro la maggior parte dei romeni in carcere si dividono tra i penitenziari del Lazio (127), del Piemonte (116) e della Sicilia (114). P redoiu ha detto che la Romania è disposta ad accogliere i detenuti condannati in via definitiva e precisato che dei 953 romeni condannati al momento in via definitiva in Italia, le autorità di Roma, dal 2007 a oggi, hanno sollecitato 57 trasferimenti nelle prigioni romene. Dei 57, 13 sono stati trasferiti in Romania e otto liberati con la condizionale dalle autorità italiane, anche se la giustizia romena aveva approvato le decisioni di trasferimento. Entro un mese o due è atteso l’ok definitivo di Bucarest per altri quattro trasferimenti, mentre per altri 32 casi le procedure sono in corso.
L’accordo con l’Italia Precisando che le procedure di rimpatrio durano quattro-cinque mesi perché in certi casi la documentazione è incompleta, Predoiu ha detto che lo scorso ottobre, per il vertice intergovernativo Italia-Romania a Roma, quando lui era sempre guardasigilli, ha concordato con il collega Angelino Alfano che “tra i due stati il quadro della cooperazione giudiziaria bilaterale è adeguato e sufficiente e non va modificato”. Secondo l’accordo, “serve soltanto una più rapida applicazione della legislazione”, ha detto Predoiu precisando che la cooperazione con l’Italia è regolata dalla Convenzione del Consiglio d’Europa del 1983 e dall’accordo bilaterale del 2003. “Né la convenzione dell’83 nè l’accordo del 2003 prevedono l’obbligo degli Stati di trasferire automaticamente i propri cittadini condannati nell’altro Paese,prevedono invece l’obbligo di cooperare in simili trasferimenti”. In basi ai due documenti, “le decisioni di trasferimento avvengono caso per caso a seconda della situazione giuridica individuale”.
Frattini: “Condannati tornino a Bucarest” La presunzione di innocenza è un giusto principio, ma il fatto è che ci sono centinaia romeni in Italia con condanne definitive, che dovrebbero scontare la sentenza in patria. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha spiegato la necessità che le persone condannate in via definitiva “scontino la propria condanna in Romania proprio perché la Romania ha carceri europei”. Il titolare della Farnesina ha, poi, inquadrato il caso dei romeni arrestati in flagranza di reato. “Quando si arresta una coppia che sta rivernicendo la casa dagli schizzi di sangue dalle pareti e ha in casa una valigia con i pezzi di una persona appena uccisa” non si può parlare di presunzione di innocenza. “Vengano processati in italia con il rigore della legge italiana”. Insomma, “in Italia ci sono 990mila rumeni accolte amici come come persone per bene che lavorano”, ha concluso Frattini chiedendo alla Romania garanzie per “temperare l’effetto delle restanti 10mila persone che saranno pure una minoranza ma fanno un pò impressioni all’opinione pubblica”.
Il premier Geoana: “Xenofobia inaccettabile” Il presidente del Senato romeno Mircea Geoana ha definito “inaccettabile” l’approccio di natura xenofoba e razzista contro l’intera comunità romena in Italia. “Sono inaccettabili gli approcci di natura xenofoba e razzista contro l’intera comunità romena in Italia”, ha detto Geoana che è anche il leader del Partito socialdemocratico. Allo stesso tempo, Geoana ha parlato della necessità di “condannare con più fermezza i casi di violenza e criminalità commessi da alcuni romeni in Italia”. Secondo il presidente del Senato romeno, “in questo momento, sullo sfondo della crisi economica, è riapparsa la tentazione di alcuni leader politici italiani di incriminare la comunità romena nel suo complesso”.
Fonte: IL GIORNALE
PAVIA – E’ morta ieri sera, all’ospedale di Belgioioso (Pavia), la donna di 83 anni di Albuzzano (Pavia) che nella notte tra il 14 e il 15 febbraio scorso era stata aggredita e violentata da un romeno di 26 anni. L’anziana, che era non vedente, era stata ricoverata inizialmente con prognosi riservata nel reparto di chirurgia del Policlinico San Matteo di Pavia. Nei giorni scorsi le sue condizioni non erano migliorate, tanto da suggerirne il trasferimento all’ospedale di Belgioioso.
Ieri sera è stata stroncata da una crisi improvvisa. Il romeno che l’ha violentata è detenuto nel carcere di Pavia. Era stata la nipote dell’anziana a lanciare l’allarme e a chiedere l’intervento dei carabinieri, dopo avere udito nella notte le urla della zia. Il romeno, ubriaco dopo una serata trascorsa al bar, era stato subito fermato dai militari.
Fonte: LA REPUBBLICA
