You are currently browsing the category archive for the 'Truffa' category.
Doppia operazione per i Carabinieri di Cortona
3 arresti per furto e 7 denunce per associazione a delinquere Duro colpo alla criminalità da parte dei carabinieri del capitano Luca Stegagnini. Stamani su ordine del pm Annamaria Lo prete sono stati eseguiti 3 arresti ai danni di cittadini romeni residenti a Foiano della Chiana. La banda è stata sgominata dopo un anno e mezzo di indagini. Grazie a diverse intercettazioni telefoniche i militari cortonesi hanno potuto appurare che i tre erano in stretto collegamento con un’altra banada dedita alla clonazione delle carte di credito.
Ma andiamo per ordine, i tre fermati con l’accusa di furto aggravato sono L.F. 32 anni e due fidanzati B.D 27 anni e S.A. 81 anni, quest’ultima è ora rinchiusa nel carcere femminile di Sollicciano, mentre i ragazzi si trovano in carcere a San Benedetto.
Agivano a bordo di una Audi bianca, con la quale hanno colpito in appartamenti, bar e centri commerciali. Le perquisizioni hanno consentito di rinvenire orologi, accessori e capi di abbigliamento rubati. I colpi messi a
segno hanno consentito di racimolare qualche migliaio di euro: 3mila da un’abitazione di Monteroni D’Arbia, 2mila da un bar di Rapolano, altri 6.500 da un locale di Torrita di Siena e vari altri furti. I tre erano considerati “gente per bene” a Foiano, infatti colpivano altrove, prevalentemente nel senese e nella zona del Trasimeno. E’ stato il loro tenore di vita ad insospettire i carabinieri, a cui risultavano tutti nullafacenti.
L’altra banda composta per lo meno da sette persone si dedicava alla clonazione di carte di credito e bancomat. Del gruppo facevano parte C.B. e A.M. 31 anni, B.A. 33 anni, B.M 35 anni tutti di Foiano, B.D.I. 38 di
Corciano, I.M. 33 anni di Arezzo, M.T. 45 anni di Camucia (unico con un lavoro regolare) e B.R.D. 28 anni anche lui di Foiano, che svolgeva anche il ruolo del ricettatore.
Ora sono stati tutti denunciati a piede libero con l’accusa di Associazione a delinquere finalizzata alla clonazione di carte di credito e bancomat, presto saranno processati.
I sette si avvalevano di sofisticate appparecchiature che installavano direttamente sui bancomat. Con questi mezzi potevano reperire codice Pin e tutti i dati utili alla duplicazione delle carte. I fatti risalgono al 2007, a Foiano e dintorni si diffuse la psicosi da bancomat: 50 furono i raggirati. C’è voluto un anno e mezzo di indagini serrate da parte dei carabinieri. Il Capitano Luca Stegagnini ha ringraziato tutti i colleghi per
la riuscita dell’operazione.
Fonte: AREZZO NOTIZIE
BOLOGNA, 2 MAR – La polizia di Bologna ha arrestato due romeni, di 27 e 30 anni, sorpresi a manomettere un bancomat per clonare le carte magnetiche. I due sono stati notati dagli agenti di una Volante, verso le 21 di ieri, mentre armeggiavano intorno allo sportello automatico di un’agenzia Unicredit in via Murri, alla periferia della citta’. Stavano staccando dal pannello un’apparecchiatura artigianale, costituita da uno ’skimmer’ (un lettore per catturare i dati della banda magnetica) e un microchip, che avevano installato in precedenza.
Fonte: ANSA
Foggia (Puglia) – Grazie ad una falsa carta di identità incassava i soldi di una vendita fittizia di elettrodomestici tramite internet. Lo hanno scoperto gli agenti della polizia postale di Foggia che hanno arrestato un cittadino rumeno di 34 anni, Adrian Gabriel Sacertoteanu.
L’uomo creava vari siti e-commerce grazie alle quali riusciva a creare delle false aste in cui vendeva elettrodomestici e prodotti informatici a poco prezzo, attirando i clienti che credevano così di acquistare materiale costosissimo a prezzi irrisori. I prodotti però non venivano mai recapitati agli acquirenti. Le indagini partite dopo le denuncia di alcune persone vittime delle truffe e si sono concluse con l’arresto del rumeno scoperto mentre stava intascando 350 euro in un esercizio addetto alle vendite on-line.
Fonte: IL PAESE NUOVO
I dati parlano chiaro. E spaventano. In Italia si trovano attualmente circa 2.700 cittadini romeni che sono in carcere in attesa di giudizio o condannati in via definitiva. Non solo. Sul territorio italiano si trova oltre il 40 per cento dei romeni ricercati con mandato internazionale. A rendere pubblici i dati sulla criminalità romena è stato lo stesso ministro della Giustiza romeno Catalin Preodiu nel corso di una conferenza stampa a Bucarest.
I dati della criminalità romena Alla data del 19 febbraio nei penitenziari italiani erano ospitati 1.773 cittadini romeni, su cui non sono state emesse condanne definitive. Il Guardasigilli romeno ha precisato che 1.626 sono uomini e 147 donne. Per quanto riguarda i cittadini romeni che stanno scontando una pena nelle carceri italiane, 902 sono uomini e 51 donne, ha aggiunto il ministro. “Dal 2007, lo Stato italiano ha sollecitato il trasferimento verso i penitenziari romeni di 57 condannati, di questi, 13 sono stati oggetto di tale misura – ha spiegato Predoiu – In nessun caso una condanna pronunciata dalla giustizia italiana non viene riconosciuta in Romania”.
Misure di estradizione ostacolate Il ministro ha sottolineato che il 40% dei ricercati con mandato internazionale da Bucarest si trova in Italia, ma le procedure per l’estradizione “stanno incontrando difficoltà”. Il ministro ha per questo fatto appello ai “magistrati italiani a fare il possibile affinché le procedure vengano accelerate”. Secondo i dati diffusi dal ministro la maggior parte dei romeni in carcere si dividono tra i penitenziari del Lazio (127), del Piemonte (116) e della Sicilia (114). P redoiu ha detto che la Romania è disposta ad accogliere i detenuti condannati in via definitiva e precisato che dei 953 romeni condannati al momento in via definitiva in Italia, le autorità di Roma, dal 2007 a oggi, hanno sollecitato 57 trasferimenti nelle prigioni romene. Dei 57, 13 sono stati trasferiti in Romania e otto liberati con la condizionale dalle autorità italiane, anche se la giustizia romena aveva approvato le decisioni di trasferimento. Entro un mese o due è atteso l’ok definitivo di Bucarest per altri quattro trasferimenti, mentre per altri 32 casi le procedure sono in corso.
L’accordo con l’Italia Precisando che le procedure di rimpatrio durano quattro-cinque mesi perché in certi casi la documentazione è incompleta, Predoiu ha detto che lo scorso ottobre, per il vertice intergovernativo Italia-Romania a Roma, quando lui era sempre guardasigilli, ha concordato con il collega Angelino Alfano che “tra i due stati il quadro della cooperazione giudiziaria bilaterale è adeguato e sufficiente e non va modificato”. Secondo l’accordo, “serve soltanto una più rapida applicazione della legislazione”, ha detto Predoiu precisando che la cooperazione con l’Italia è regolata dalla Convenzione del Consiglio d’Europa del 1983 e dall’accordo bilaterale del 2003. “Né la convenzione dell’83 nè l’accordo del 2003 prevedono l’obbligo degli Stati di trasferire automaticamente i propri cittadini condannati nell’altro Paese,prevedono invece l’obbligo di cooperare in simili trasferimenti”. In basi ai due documenti, “le decisioni di trasferimento avvengono caso per caso a seconda della situazione giuridica individuale”.
Frattini: “Condannati tornino a Bucarest” La presunzione di innocenza è un giusto principio, ma il fatto è che ci sono centinaia romeni in Italia con condanne definitive, che dovrebbero scontare la sentenza in patria. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha spiegato la necessità che le persone condannate in via definitiva “scontino la propria condanna in Romania proprio perché la Romania ha carceri europei”. Il titolare della Farnesina ha, poi, inquadrato il caso dei romeni arrestati in flagranza di reato. “Quando si arresta una coppia che sta rivernicendo la casa dagli schizzi di sangue dalle pareti e ha in casa una valigia con i pezzi di una persona appena uccisa” non si può parlare di presunzione di innocenza. “Vengano processati in italia con il rigore della legge italiana”. Insomma, “in Italia ci sono 990mila rumeni accolte amici come come persone per bene che lavorano”, ha concluso Frattini chiedendo alla Romania garanzie per “temperare l’effetto delle restanti 10mila persone che saranno pure una minoranza ma fanno un pò impressioni all’opinione pubblica”.
Il premier Geoana: “Xenofobia inaccettabile” Il presidente del Senato romeno Mircea Geoana ha definito “inaccettabile” l’approccio di natura xenofoba e razzista contro l’intera comunità romena in Italia. “Sono inaccettabili gli approcci di natura xenofoba e razzista contro l’intera comunità romena in Italia”, ha detto Geoana che è anche il leader del Partito socialdemocratico. Allo stesso tempo, Geoana ha parlato della necessità di “condannare con più fermezza i casi di violenza e criminalità commessi da alcuni romeni in Italia”. Secondo il presidente del Senato romeno, “in questo momento, sullo sfondo della crisi economica, è riapparsa la tentazione di alcuni leader politici italiani di incriminare la comunità romena nel suo complesso”.
Fonte: IL GIORNALE
Montecatini, 24 febbraio 2009 – La squadra mobile della polizia pistoiese, nella notte tra giovedì e venerdì scorsi, ha arrestato un cittadino della Romania, F.O.L. di 30 anni, che aveva trovato rifugio a Montecatini, dando così esecuzione a un ordine di cattura internazionale emesso dall’autorità giudiziaria del Belgio e convalidato dalla Corte d’appello di Bologna, che ne ha disposto l’estradizione in quel paese europeo. I fatti contestati al cittadino romeno risalgono al 2004, quando in Belgio, con il sistema delle ‘clonazioni’ di carte di credito, insieme ad altri quattro complici F.O.L. era riuscito a spendere, nel giro di una sola settimana, la considerevole cifra di circa 40.000 euro tra acquisti in prestigiosi negozi e prelievi effettuati a vari sportelli bancari automatici.
La polizia belga, ricevute le prime segnalazioni di tali episodi criminosi, riuscì ad individuare e a fermare gli autori, ma non il F.O.L., il quale riuscì a sfuggire alla cattura, tornando nel suo paese di origine. Passato un consistente lasso di tempo e pensando poi che le acque si fossero calmate, il rumeno recentemente si era trasferito in Italia, spostandosi continuamente tra Emilia-Romagna e Toscana, dove proprio a Montecatini è stato individuato in un appartamento situato nel centro della città, fermato dal personale della squadra mobile di polizia e, dopo le formalità di rito, accompagnato immediatamente negli uffici della polizia di frontiera di Roma-Fiumicino. Qui ad attenderlo c’erano già due funzionari della polizia del Belgio. Da parte degli uomini della Squadra mobile, coordinati dal vicequestore aggiunto Antonio Fusco sono in corso ulteriori indagini per accertare eventuali complicità durante la sua permanenza sul territorio della nostra provincia.
Fonte: LA NAZIONE
La statistica, insomma, stabilisce un collegamento innegabile fra l’aumento nel nostro Paese della popolazione proveniente dalla Romania e l’impennata di reati, specialmente di quelli che creano un grave allarme sociale. E, infatti, gli italiani sono allarmati. Un eufemismo che nasconde spesso una rabbia sempre meno repressa e latente e alcuni episodi di reazione violenta dei nostri connazionali (quasi sempre ai danni di persone non coinvolte nel crimine) lo dimostrano.
La consapevolezza della «tara» statistica fra crescita delle presenze di quest’etnia nella Penisola e lievitazione dei delitti non può di per sé tranquillizzare gli animi. Anche se non si può generalizzare, anche se la giustizia fai-da-te è sempre da condannare e anche se il romeno non è l’«uomo cattivo» da demonizzare, se il fenomeno non sarà arginato dallo Stato il rischio di episodi d’intolleranza diventerà sempre più concreto. C’è poco da discutere, infatti, quando si apprende che il totale delle denunce contro i romeni è di 47.425 a fronte di 39.012 contro i marocchini e di 19.291 contro gli albanesi (dati del Ministero dell’Interno riferiti al 2007).
E che per quanto riguarda alcuni gravi reati come gli omicidi volontari (15,4%), le violenze sessuali (16,2%), le estorsioni (15%), i furti d’auto (29,%), le rapine in abitazioni (19,8%) i neocomunitari conterranei di Chivu e Mutu, ma anche di Roman Vlad e di Nadia Comaneci, sono al primo posto della triste «classifica» rispetto ad altri stranieri residenti in Italia. Non solo. A Milano, il 90 per cento dei reati commessi da cittadini comunitari e scoperti dai vigili urbani sono stati attribuiti a romeni, mentre a Roma il 31 per cento degli stupri di gruppo e da strada hanno la stessa «etichetta».
Il rapporto sulla criminalità diffuso dal Viminale l’estate del 2008 sottolineava che «la malavita romena si sta consolidando in modo sempre più preoccupante e, verosimilmente, tenderà via via a inserirsi sempre più incisivamente nello scenario criminale nazionale».
Ciò, puntualizzava il Ministero dell’Interno, «anche in relazione al connesso intenso flusso migratorio degli ultimi tempi, che ha contribuito ad alimentare sacche di marginalità, che rappresentano il primo passo verso il coinvolgimento in attività delittuose». Da Bucarest, il premier Emil Boc ha ribadito ieri che «i romeni non devono soffrire in Italia a causa dei delinquenti». È giusto. Non si può generalizzare. Ma neppure si può negare che esista nel nostro Paese una «questione romena».
Fonte: IL TEMPO
Palermo, 20 feb. (Apcom) – Un romeno di 41 anni, Teodor Popa, domiciliato a Campofelice di Roccella, nel palermitano, è stato arrestato dalla polizia su provvedimento di cattura internazionale emesso alla fine del 2002 dall’Autorità romena. L’autorità giudiziaria romena ha accertato infatti una serie di raggiri economici compiuti in Romania tra settembre e dicembre 2002 da Pope alla guida di una società multiservizi, nei confronti di una serie di società, per diverse migliaia di Billion di Rol, moneta romena. L’uomo per questo reato dovrà scontare 11 anni di reclusione.
In Italia l’uomo era in procinto di attivare una società multi prestazionale, capace di offrire all’utenza una serie variegata di servizi che spaziassero dall’assistenza meccanica a quella elettronica.
Fonte: VIRGILIO NOTIZIE
Milano, 19 feb. – Tre giovani donne rom di origine polacca sono state arrestate fra la Lombardia e la provincia di Novara dalla Squadra Mobile di Milano, con l’accusa di avere truffato diversi anziani. In particolare, come spiega una nota della questura di Milano, le donne avvicinavano le vittime sulla porta di casa, o nei paraggi dell’abitazione, e con modi gentili riuscivano a entrare nelle case chiedendo un bicchier d’acqua, oppure la possibilita’ di lasciare un messaggio a un vicino dell’anziano. Alla vittima veniva a questo punto coperta in qualche modo la visuale sulla porta di casa, dalla quale entravano i complici che rubavano il denaro o gli oggetti preziosi che riuscivano a trovare. L’ultima truffa, lo scorso 9 febbraio in via Livigno a Milano, aveva fruttato ben 43 mila euro.
Fonte: AGI
